terre rare

Il tema delle Terre Rare è al centro della guerra commerciale tra Cina e USA.
Le nuove misure di controllo sulle esportazioni di questi materiali, annunciate dalla Cina nell’ottobre 2025, segnano una fase di ulteriore irrigidimento nei rapporti con Washington e sanciscono la weaponization dell’industria delle terre rare: il passaggio da dominio di mercato a vero e proprio strumento di coercizione economica.

Queste misure non riguardano solo i materiali grezzi, ma si estendono a componenti, tecnologie e processi industriali: dagli equipaggiamenti e reagenti per la separazione, alle linee di produzione dei magneti NdFeB, fino all’aggiunta di 5 nuovi elementi (olmio, erbio, tulio, europio e itterbio) e dei loro composti.

Si tratta di un allargamento significativo che certifica il ruolo strategico assegnato da Pechino al controllo dell’intera filiera.

Le novità introdotte

Due sono gli elementi principali di novità introdotte dal Ministero del Commercio cinese (MOFCOM).

1. Il primo riguarda l’approccio ai CONTROLLI: oltre all’obbligo di licenza per l’export di prodotti contenenti terre rare, viene ora introdotto un divieto esplicito di esportazione verso entità considerate un rischio per la sicurezza nazionale.
Nei mesi scorsi, con la richiesta di licenze caso per caso, Pechino ha potuto raccogliere informazioni dettagliate sugli utilizzatori finali dei materiali, in particolare nel settore della difesa statunitense. Quest’ultimo pesa solo per lo 0,1% della domanda globale di terre rare, ma riveste un ruolo strategico chiave per la sicurezza nazionale americana.

2. Il secondo elemento tocca il cuore delle supply chain industriali. Il nuovo regolamento estende i controlli anche a software, know-how e tecnologie per la manutenzione e la gestione degli impianti, come quelli per la colata rapida delle leghe o la macinazione a getto delle polveri magnetiche.
Inoltre, qualsiasi prodotto contenente più dello 0,1% di materiali di origine cinese sarà soggetto a licenza e lettera di conformità.
In sostanza, anche le aziende “terze parti” che producono fuori dalla Cina ma utilizzano componenti, leghe o magneti derivati da tecnologie cinesi rientreranno nel perimetro del MOFCOM. È una mossa che replica, in chiave speculare, l’approccio extraterritoriale adottato dagli Stati Uniti nel campo dei semiconduttori avanzati.

Come rendersi autonomi

Questo quadro accentua il collo di bottiglia globale su cui Pechino costruisce la propria forza: il controllo quasi totale della trasformazione delle terre rare.
Il risultato è un sistema in cui la Cina non solo domina la produzione, ma impone standard, regole e limiti oltre i propri confini, trasformando un vantaggio industriale in un potere di condizionamento strategico.

Le conseguenze sono immediate per l’economia mondiale: le industrie occidentali – dall’elettronica all’energia verde – devono fare i conti con un regime di licenze oneroso e incerto, mentre Stati Uniti, Europa e Giappone accelerano i propri piani di autonomia industriale. Ricostruire l’intera infrastruttura – dal minerale al magnete – richiederà però anni di investimenti e competenze.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno definito la Cina “partner inaffidabile” e minacciano nuovi dazi del 100%. Il Dipartimento della Difesa ha lanciato un piano “Mine-to-Magnet” da 439 milioni di dollari per creare una filiera domestica entro il 2027.

Dal canto suo, l’Unione Europea, con il Critical Raw Materials Act, punta entro il 2030 a coprire il 40% del proprio fabbisogno tramite lavorazioni interne e a non dipendere da più del 65% da un singolo paese.

Redazione Assodel

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