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Garantire l’accesso a litio, rame, cobalto, titanio, terre rare e altri materiali strategici è diventato un obiettivo centrale della politica industriale europea. Come ben sappiamo queste materie prime sono indispensabili per elettronica, semiconduttori, batterie, energie rinnovabili, difesa e aerospazio, ma presentano catene di fornitura fortemente concentrate e quindi esposte a rischi geopolitici, restrizioni commerciali e oscillazioni dei prezzi.

Con il Critical Raw Materials Act, entrato in vigore nel 2024, l’Unione europea ha individuato 34 materie prime critiche, di cui 17 strategiche, fissando per il 2030 quattro obiettivi: 1. estrarre in Europa almeno il 10% del fabbisogno, 2. trasformarne il 40%, 3. riciclarne il 25%, 4. non dipendere per oltre il 65% da un solo Paese terzo.

L’Italia ha recepito questa impostazione con la Legge n. 115/2024, introducendo procedure accelerate per i progetti strategici, un Programma nazionale di esplorazione e nuovi strumenti di monitoraggio delle catene di approvvigionamento. Il programma, approvato nel 2025, ha riportato il tema delle risorse minerarie al centro della politica industriale nazionale dopo oltre trent’anni.

La strategia è stata ulteriormente rafforzata dal Clean Industrial Deal e dal piano RESourceEU, che prevede un Centro europeo per le materie prime critiche e la mobilitazione di circa 3 miliardi di euro per progetti capaci di diversificare rapidamente gli approvvigionamenti.

In questo scenario, il ruolo delle filiere diventa decisivo. Non basta aumentare l’estrazione: occorre condividere informazioni sui fabbisogni, sviluppare accordi di approvvigionamento, recuperare materiali dai prodotti a fine vita e costruire capacità europee di trasformazione e riciclo. Lo studio CASCADE, già ripreso da Assodel in un precedente articolo, concentra l’attenzione su quattro materiali particolarmente rilevanti per l’industria italiana — alluminio, rame, titanio e terre rare — evidenziando la necessità di affrontare il rischio non come problema della singola impresa, ma come tema comune dell’intera supply chain.

Redazione Assodel

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