La manifattura italiana sarà ancora competitiva nei prossimi anni?
È questa la domanda di fondo che emerge dalle analisi di fine anno del Centro Studi di Confindustria sulla trasformazione industriale in atto.
I dati confermano che la manifattura resta uno dei pilastri strutturali del Paese: pesa per circa il 15% del PIL, genera oltre il 60% del valore della produzione e rappresenta più del 95% dell’export italiano.
A livello internazionale, l’Italia continua a essere seconda manifattura in Europa e ottava a livello mondiale per dimensioni, un risultato che pochi sistemi industriali possono vantare.
Sul fronte degli investimenti, l’industria concentra oltre un terzo degli investimenti complessivi e circa metà della spesa nazionale in ricerca e sviluppo, a conferma di un ruolo centrale nei processi di innovazione.
Tuttavia, dietro questi numeri solidi emergono criticità strutturali che incidono sulla competitività di medio-lungo periodo. La produttività cresce, ma a ritmi inferiori rispetto ai principali competitor. Il sistema resta caratterizzato da una forte frammentazione dimensionale, con una prevalenza di micro e piccole imprese che faticano a scalare, investire con continuità e presidiare le tecnologie più avanzate.
A questo si aggiungono fattori esterni sempre più rilevanti:
- costo dell’energia più elevato rispetto ad altri Paesi industriali;
- carenza di competenze tecniche e digitali, che rallenta l’adozione di nuove tecnologie;
- pressioni sulle catene di fornitura, tra reshoring selettivo, tensioni geopolitiche e maggiore instabilità dei mercati globali.
Il futuro dell’industria manifatturiera in Italia
Il punto chiave non è se la manifattura italiana “reggerà”, ma a quali condizioni potrà restare competitiva. Le analisi indicano chiaramente che il vantaggio non sarà più solo legato alla qualità del prodotto, ma alla capacità di:
- innovare lungo tutta la filiera, non solo nel prodotto finale;
- integrare fornitori e subfornitori in logiche più strutturate e collaborative;
- investire in digitale, automazione e sostenibilità come leve industriali, non solo normative;
- favorire aggregazioni, reti e crescita dimensionale, soprattutto nei settori a maggiore intensità tecnologica.
Secondo Confindustria, per le imprese manifatturiere e per l’intera catena di fornitura, il prossimo ciclo industriale sarà di carattere selettivo. Chi riuscirà a posizionarsi su valore, affidabilità e capacità di sistema rafforzerà la propria competitività. Chi resterà ancorato a modelli produttivi poco capitalizzati e scarsamente integrati rischia una progressiva marginalizzazione.
La manifattura italiana è a un bivio: la competitività futura dipenderà dalle scelte industriali di oggi.
Ancora una volta, come ci troviamo a ripetere noi di Assodel, chi assume un atteggiamento attendista rischia di trovarsi fuori dai giochi.
Bisogna agire, fare scelte, non soltanto orientate alla ottimizzazione dei costi ma volte alla ricerca di partner e nuove nicchie da presidiare.
Di nuovo, una delle parole chiave resta COLLABORAZIONE lungo la filiera. Qualcosa che Assodel continua a favorire attraverso incontri, gruppi di lavoro, momenti di networking.
