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Uno sguardo al mercato dei semiconduttori rivela due tendenze ormai note, sia a livello globale che europeo: a livello mondiale la crescita è solida, mentre in Europa rimane stagnante. L’analista Assodel e IDEA Marco Mezger analizza le dinamiche più recenti e le prospettive del settore.

Entro il 2030, il mercato globale dei semiconduttori dovrebbe raggiungere la soglia di 1.000 miliardi di dollari; entro il 2040 potrebbe addirittura raddoppiare. In teoria, prospettive impressionanti.

Ma il settore sarà davvero in grado di mantenere queste previsioni così ambiziose?

Secondo Marco Mezger la risposta è sì – almeno su scala globale. Per il 2025, WSTS (World Semiconductor Trade Statistics) prevede ricavi per circa 728 miliardi di dollari, rispetto ai 631 miliardi del 2024. La soglia del trilione entro il 2030 rimane quindi ampiamente alla portata.

Tuttavia, Mezger avverte che il percorso non sarà lineare. Nel Q2 2025 le spedizioni di circuiti integrati (IC) erano diminuite, mentre i prezzi medi di vendita (ASP) aumentati – un chiaro segnale che la ripresa, pur visibile, resta fragile.


Europa: uno scenario più difficile

In Europa il quadro è più complesso. Sulla base dei dati trimestrali, i ricavi della distribuzione nel Q2 erano scesi del 14% su base annua. Francia (–20%), Germania (–17%) e Austria (–36%) sono state particolarmente colpite.

Nel frattempo, Stati Uniti e Asia raccolgono i frutti degli enormi investimenti in AI da parte degli hyperscaler e dei data center. L’Europa, invece, appare più esitante. I suoi settori chiave – automotive, industriale e robotica – tendono ad adottare le nuove tecnologie più lentamente. Di conseguenza, l’attuale ondata AI sta passando sopra l’Europa, e la transizione verso un mondo “AI everywhere” procede a rilento.

Mezger aveva già sottolineato queste opportunità “AI everywhere” nel suo discorso sul Q1. Il suo messaggio principale: l’Europa ha ancora la possibilità di recuperare terreno nella crescita dell’AI grazie alla seconda ondata di adozione. I veri punti di forza della regione risiedono infatti in automotive, industria e robotica – proprio i settori in cui l’AI dovrebbe radicarsi più profondamente. Un’occasione da non perdere.


Memory: la spinta arriva dall’HBM

Il comparto della memory resta al centro delle previsioni di mercato. Dopo il forte calo del 2023, il settore è rimbalzato rapidamente. Il motore principale è l’HBM (High Bandwidth Memory), trainata dal boom dell’AI: nel 2024 l’HBM valeva già 18 miliardi di dollari, quasi il 20% del mercato DRAM. Entro il 2030 dovrebbe rappresentare la metà dei ricavi DRAM — circa 194 miliardi. Non sorprende che SK hynix, Samsung e Micron abbiano riconvertito capacità produttiva negli ultimi trimestri. Da SK hynix solo il 14% dei bit spediti nel Q2 proveniva da HBM, ma questi generavano un notevole 54% dei profitti. Le altre categorie memory ristagnano, con l’eccezione della NOR Flash, che mostra una certa crescita.

Guardando al Q3 2025, emerge un altro elemento da monitorare. Mezger aveva evidenziato nel suo report Q2 che Samsung e SK hynix stavano spostando in modo aggressivo capacità produttiva verso HBM, riducendo le linee DDR4 e LPDDR – un movimento che ha causato forti aumenti dei prezzi DDR4 a inizio anno. Ora però il quadro è cambiato: con la domanda stabile e i prezzi DDR4 ben al di sopra di quelli DDR5, entrambe le aziende hanno deciso di estendere la produzione DDR4 almeno fino al 2026. Non si tratta tanto di una mossa strategica quanto di una risposta a dinamiche di mercato a breve termine e all’insolita redditività della DDR4.


Automotive: la pressione sui prezzi continua

L’automotive resta un’arma a doppio taglio. L’Europa è da tempo forte in questo settore, ma i produttori cinesi stanno dettando i ritmi nel mercato dei veicoli elettrici. In Cina, il prezzo medio di un BEV (Battery Electric Vehicle) è già inferiore a quello di un’auto a combustione equivalente – un cambiamento reso possibile da sussidi statali e massicci investimenti nelle batterie. In Europa e negli USA la situazione è opposta: i veicoli elettrici restano nettamente più costosi rispetto ai veicoli termici.

Questo vantaggio competitivo permette ai marchi cinesi non solo di imporsi sul mercato, ma anche di stimolare la domanda di chip prodotti internamente. Entro il 2026, gli OEM cinesi prevedono infatti di approvvigionarsi al 100% da fornitori locali. Di conseguenza, la quota cinese della capacità globale sui major node (≤40 nm) passerà dal 31% del 2023 a quasi il 40% entro il 2027, principalmente a scapito di Taiwan.

Per gli automobilisti europei, questa strategia crea effetti diretti. I costi di produzione più bassi in Cina – grazie a filiere più corte e ai sussidi -ampliano il divario di prezzo rispetto ai modelli europei. Allo stesso tempo, i fornitori europei perdono accesso a un mercato importante, mentre i loro OEM devono affrontare una concorrenza crescente in patria, da parte di EV cinesi aggressivi nei prezzi e ad alta integrazione tecnologica.


Il mercato globale dei semiconduttori rimane chiaramente su un percorso di crescita, alimentato dall’AI e dalle tecnologie memory come l’HBM. Per l’Europa, tuttavia, la sfida è evidente: mentre Asia e Stati Uniti capitalizzano sulla prima ondata AI e la Cina sfrutta vantaggi di costo e tecnologia nell’automotive, l’Europa deve rafforzare i propri punti di forza tradizionali – industria, robotica e automotive – per beneficiare della seconda ondata dell’AI. Solo così potrà partecipare alla crescita globale invece di rimanere indietro.

Redazione Assodel

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