Come può un’azienda elettronica entrare in un settore come quello della Difesa, dell’Aerospace o della New Space Economy? Quali sono i numeri reali in gioco e quali strategie servono per affrontare queste filiere complesse ma promettenti?
Durante l’incontro di mercato Assodel dello scorso 9 maggio, tre relatori hanno portato esperienze concrete e spunti operativi per chi guarda a questi mercati in espansione: Giuseppe Bergamaschi (Milexia Italia), Alessandro Checchia (Acx Design) e Giandomenico De Martini (Italwatt).

Difesa: resilienza e azione commerciale per cogliere le vere opportunità
Il primo intervento, a cura di Giuseppe Bergamaschi di Milexia Italia, si è focalizzato sul comparto della Difesa che, anche alla luce dell’attuale contesto geopolitico, sta vivendo una fase di forte espansione.
Il mercato globale della difesa supera i 2.500 miliardi di dollari, registrando una crescita ininterrotta da nove anni. In Italia vale oltre 20 miliardi di euro e coinvolge circa 520mila lavoratori (di cui 300mila nel solo ambito militare), rappresentando lo 0,8% dell’occupazione manifatturiera. L’Italia è il sesto Paese al mondo per dimensione del comparto, grazie a player strategici come Leonardo (50mila dipendenti, con l’83% del fatturato nel settore militare) e Fincantieri (20mila addetti, con circa il 32% legato alla difesa).
Nel 2025 la spesa militare italiana raggiungerà i 32 miliardi di euro, di cui 13 destinati a nuovi armamenti. Si tratta di un incremento del +12,4% rispetto al 2024 e del +60% rispetto al 2016. Questo slancio è sostenuto da iniziative come il programma europeo Readiness 2030 e il piano ReArm, presentato nei mesi scorsi, che mira a colmare il divario con le aziende americane e a stimolare investimenti in sette aree chiave:
• mobilità militare
• droni e sistemi anti-drone
• AI, quantum e cybersecurity
• avionica
• difesa aerea e missilistica
• sistemi di artiglieria
• abilitazione strategica di protezione

Ma, sottolinea Bergamaschi, “concentrarsi oggi solo sul prendere ordini è una visione a breve termine”. Le aziende devono affiancarsi alla parte ingegneristica dei clienti e prepararsi a cogliere le opportunità che emergeranno nel medio-lungo periodo. Opportunità che potrebbero nascere, ad esempio, da nuove joint venture, come quella tra Leonardo e Rheinmetall per lo sviluppo di veicoli militari terrestri.
“Resilienza e azioni commerciali: questo è il vero investimento da fare oggi nel settore Difesa. Stare al fianco dei clienti e dei progettisti!”
Difesa, Aerospace e New Space: tre mercati, tre approcci diversi
Per Alessandro Checchia di Acx Design, non si può parlare di un unico settore: Difesa, Aerospace e New Space hanno caratteristiche, normative e prospettive molto diverse, e vanno approcciati con strategie ben distinte.
1. DIFESA
comprende avionica, armamenti e sistemi militari. Per un’azienda elettronica, l’ingresso richiede:
o Certificazioni tassative
o Rispetto normativo rigoroso
o Know-how specifico
o Investimenti a lungo termine
o Margini dignitosi
“Se investo oggi, il raccolto arriverà tra 3-5 anni” – un monito importante per chi vuole muoversi in un settore solido ma impegnativo.
2. AEROSPACE:
comprende le missioni spaziali istituzionali, finanziate da agenzie come la NASA. Le richieste tecniche variano in base alla fascia orbitale e si fanno via via più complesse:
o Certificazioni molto complesse (come la ESA)
o Normative stringenti
o Know-how tecnico altamente specializzato
o Investimenti significativi
o Margini buoni
“È un settore ad alta complessità. Pensare di ottenere le certificazioni è difficile e richiede tempo e risorse importanti”.
3. NEW SPACE:
è il fronte più dinamico, spinto dalla corsa allo spazio di aziende private e start-up. In Italia coinvolge 500 imprese, 7mila addetti, con un fatturato di 7,5 miliardi nel 2023 (+14% sul 2022) e già 4,3 miliardi generati nei primi 8 mesi del 2024. Il PNRR ha allocato circa 1 miliardo in questo ambito.

Qui le barriere d’ingresso sono più basse:
o Certificazioni standard
o Normative miste (ancora in evoluzione)
o Know-how e adattabilità
o Investimenti più accessibili
o Margini medi, in calo con l’aumento della concorrenza
“Serve una scelta consapevole del mercato e un’analisi del rischio ben strutturata. La collaborazione e le joint venture sono leve strategiche per avere successo”.
Tecnologie civili da “militarizzare”: l’opportunità dell’ibridazione
Giandomenico De Martini, AD di Italwatt, ha portato una visione concreta su come anche aziende che oggi non operano nella difesa possano accedere a questo mercato.
“La Difesa non è un settore separato dal resto. Da anni, chi fa Difesa parte dal civile. Oggi la disponibilità di mezzi per la Difesa serve in tempi brevissimi”.
Secondo De Martini, sviluppare tecnologie militari da zero non è realistico: tempi e risorse non lo consentono. La strada più efficace è partire da soluzioni consolidate nel mondo automotive o industriale, e adattarle per gli usi militari.
Un approccio che apre opportunità anche per le imprese che oggi non operano nel comparto.
“Ci sono opportunità anche per chi oggi non lavora nella Difesa. Noi cerchiamo sistematicamente di fare ecosistema: mettere insieme know-how di provenienza diversa e trasformarli in qualcosa di utile per il settore.”
Il comparto Difesa & New Space rappresenta oggi una leva strategica per la crescita e diversificazione delle imprese dell’elettronica italiana. Ma per cogliere davvero queste opportunità servono scelte consapevoli, investimenti mirati e un approccio strutturato, fatto anche di collaborazione tra aziende.
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