supply chain elettronica

di Jordi Tarrida

Negli ultimi mesi mi è capitato spesso di ricevere la stessa domanda da clienti, colleghi e partner del settore:
“Dove sta andando l’industria elettronica?”

La risposta breve è: verso un futuro molto meno prevedibile, ma pieno di opportunità per chi ha la testa lucida e sa leggere i segnali. In questo articolo voglio condividere con voi alcune riflessioni basate su quello che stiamo osservando in IDEA e nelle conversazioni con diversi operatori della filiera. Non vi parlerò di teorie: vi racconterò cosa sta succedendo davvero e cosa possiamo fare per navigare questa transizione in modo intelligente.

Viviamo in un mondo tripolare

Dimenticate il vecchio modello dove gli Stati Uniti definivano tutto: standard tecnologici, flussi di capitale, supply chain. Quel mondo è finito. Oggi siamo in un contesto multipolare, dove Cina, India, Russia, Europa e altri attori stanno ridefinendo gli equilibri.

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Dopo la Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno consolidato la loro posizione di superpotenza, influenzando politiche economiche e tecnologiche a livello globale. Le aziende americane hanno stabilito standard internazionali, guidato la progettazione di chip e strumenti EDA, e delocalizzato la produzione in Asia. Tuttavia, l’ascesa della Cina come potenza industriale e militare, insieme agli sforzi dell’Europa per raggiungere la sovranità tecnologica, sta frammentando questo equilibrio.

Le tensioni geopolitiche, come le restrizioni commerciali e le sanzioni, stanno influenzando direttamente il settore dell’elettronica. Ad esempio, la creazione del sistema di pagamento CIPS da parte della Cina (che ha spostato milioni in pochi secondi) rappresenta un’alternativa al sistema SWIFT, sfidando il dominio del dollaro come valuta di riserva globale.

In tutto questo, gli Stati Uniti continuano a giocare il loro ruolo, ma non hanno più il controllo di tutto come un tempo.

Questa frammentazione ha conseguenze dirette per il nostro settore. Le supply chain diventano più complesse. Le regole cambiano da un continente all’altro. Il vantaggio non è più “essere ovunque”, ma essere strategici nel dove e come si produce.
E chi fa elettronica deve iniziare a pensare in modo più strategico, più globale e più flessibile.

Nearshoring: non è una moda, è una necessità

Durante il periodo di globalizzazione selvaggia, la parola d’ordine era offshoring: vai dove costa meno. Ora è il momento del nearshoring. Molte aziende stanno riportando parte della produzione vicino a casa, in Europa o in paesi vicini e stabili. Non è solo una questione di costi – è una questione di rischio, di resilienza, di tempo.

Produrre tutto in Cina? Fine dell’era.
Le aziende stanno riportando capacità produttiva in Europa orientale (Slovacchia, Romania, Ungheria) ma anche in paesi del Mediterraneo: Portogallo, Spagna e Italia sono tornati sulla mappa industriale grazie a 3 fattori:

  • prossimità logistica
  • stabilità politica
  • competenze tecniche.

Stiamo vedendo un forte interesse per Paesi come Ungheria, Romania, Slovacchia, ma anche Italia, Spagna e Portogallo, che offrono un buon equilibrio tra costo e affidabilità politica. E non dimentichiamoci del Nord Africa: il Marocco, in particolare, sta diventando sempre più interessante per l’elettronica leggera, anche grazie ai suoi legami storici con gli Stati Uniti.

Molti, fino a ieri, guardavano invece all’India come alternativa naturale alla Cina. Ma ora lo scenario è cambiato. Con le tensioni crescenti tra India e Pakistan, e un contesto interno meno stabile del previsto, l’India ha smesso di essere la soluzione magica.

Parliamo di una regione con rischi geopolitici gravi, che mettono in discussione investimenti a lungo termine in infrastrutture produttive.
Quello che sembrava il “nuovo gigante affidabile” oggi va rivalutato con attenzione. Non sto dicendo che l’India sia da abbandonare, ma che non possiamo più darle un ruolo chiave nelle supply chain senza piani di mitigazione molto seri.

Nearshoring significa anche ridisegnare i margini:
Non hai più bisogno di fare volumi stratosferici per essere profittevole, se gestisci bene automation, capitale umano e stock intelligence. Ma devi cambiare mentalità: meno “lowest cost possible”, più “value where it matters”.

Stiamo ridisegnando la mappa industriale europea. E chi si muove ora, ha un vantaggio competitivo enorme!

Occhio: tornerà l’allocazione

So che nessuno ha voglia di sentirselo dire, ma ve lo dico lo stesso: l’allocazione potrebbe tornare. Chi c’era nel 2020-2022 se lo ricorda bene. Tempi di consegna infiniti, clienti in panico, fornitori introvabili. Adesso la situazione è più calma, ma vedo dei segnali che non possiamo ignorare: supply chain ancora tese, trasporti instabili, logistica sotto stress.

Molti hanno ancora scorte alte, è vero, ma non durerà. E se arriva un nuovo picco di domanda o un evento geopolitico, rischiamo di trovarci di nuovo nella stessa situazione.

Il consiglio è semplice: iniziate a costruire una strategia di rischio seria. Preparatevi a scenari alternativi. E non aspettate l’ultimo momento per comprare. Chi ragiona in ottica preventiva – invece che reattiva – oggi è quello che domani dormirà tranquillo.

Serve una supply chain:

  • basata su scenari dinamici
  • con buffer critici selettivi
  • e relazioni con fornitori che vadano oltre il prezzo

Vi dico questo: la prossima crisi di approvvigionamento arriverà quando meno ce l’aspettiamo.

Non dimentichiamoci di un altro aspetto fondamentale. I segmenti guidati dai consumatori, come l’informatica, le comunicazioni e l’elettronica consumer, rappresentano oltre il 70% del mercato globale dei semiconduttori. Al contrario, i settori core europei, come l’automotive e l’industriale, costituiscono meno del 10%. Nelle sue strategie di mitigazione del rischio l’Europa non può ignorare le dinamiche globali.

Dove sono i margini?

Smettiamo di cercare la crescita nel posto sbagliato. I soldi si fanno sulla gestione del valore, non sul volume a basso margine.
Molte aziende hanno margini erosi perché cercano di competere sulla scala. Ma la vera leva è:

  • Proprietà intellettuale
  • Relazioni forti con i clienti
  • Proattività nella gestione della domanda

Chi possiede tecnologia, chi presidia il ciclo di vita del prodotto, chi integra verticalmente — oggi fa margini anche del 25%+, mentre chi intermedia senza controllo fatica a stare sopra al 5%.

Vuoi fare utili veri nel contesto attuale?

  • Automatizza dove puoi
  • Aggiungi valore nei servizi (logistica avanzata, dati, AI)
  • Focalizzati su settori che non sono ciclici (industriale, medicale, energia)
  • Smetti di rincorrere il prezzo e insegui l’efficienza (non sono la stessa cosa)

Tassi, denaro e chip: tutto è collegato

Vi sembrerà strano, ma c’è un legame diretto tra le politiche monetarie e i tempi di consegna dei semiconduttori. Quando le banche centrali abbassano i tassi, la massa monetaria aumenta.

Più soldi in circolazione = più domanda di elettronica.
E se la domanda esplode, le fabbriche non riescono a starci dietro.

Quindi? Quando i tassi scendono, i lead time si allungano. È una regola empirica, ma funziona.

Per questo motivo oggi, chi si occupa di procurement – che sia in un OEM, un EMS o un distributore – deve saper leggere anche i segnali macroeconomici. Una pianificazione intelligente degli inventari e degli approvvigionamenti richiede il monitoraggio delle tendenze macroeconomiche e delle previsioni di domanda.
Non basta guardare la domanda di breve. Serve una visione più ampia. E sì, serve anche trattare i fornitori in modo più strategico: partnership vere, basate sul valore, non solo sulla negoziazione del centesimo.

Intelligenza Artificiale e Digitalizzazione: non sono optional

Se nel 2025 non stai ancora usando intelligenza artificiale nella tua azienda, sei già in ritardo. Parliamoci chiaro: l’AI non è una buzzword da fiera. È uno strumento concreto che ti permette di:

  • Ottimizzare il layout dei PCB in automatico
  • Fare quality assurance predittiva
  • Prevedere colli di bottiglia nella produzione
  • Ottimizzare i piani di approvvigionamento

E non è finita: stiamo iniziando a vedere anche quantum computing applicato alla simulazione elettronica, cybersecurity avanzata nelle supply chain, e sistemi predittivi basati su big data che ti dicono in anticipo dove rischi un’interruzione.

Le tecnologie emergenti stanno plasmando la competitività futura. Le aziende devono adattarsi rapidamente, adottando soluzioni di intelligenza artificiale per ridurre i costi operativi e aumentare la produttività.

Chi non investe in queste tecnologie oggi, domani farà fatica a tenere il passo.

Serve visione, non paura

La situazione è complessa, certo. Ma anche piena di opportunità. Siamo nel mezzo di una grande transizione. Il mondo multipolare è una realtà. Il vecchio modo di lavorare non basta più. Serve visione strategica, capacità di adattamento, e il coraggio di investire.

Chi saprà muoversi adesso, nei momenti di incertezza, potrà costruire un vantaggio duraturo.
Chi aspetta “che si calmi tutto” rischia di restare fermo mentre gli altri corrono.

Ci aspetta una nuova fase dell’elettronica globale. E se vogliamo farne parte, dobbiamo pensare in grande, agire in anticipo, e connettere i puntini tra tecnologia, strategia e contesto macro.


JORDI

– Jordi Tarrida è laureato in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Alcalá, ha conseguito un MBA presso l’IE Business School e certificazioni del MIT in Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Digitalizzazione.
– È un manager di lunga esperienza con oltre 30 anni di leadership nel settore high-tech, avendo ricoperto ruoli C-level come CEO, SVP, Vice President e Board Advisor all’interno di aziende Fortune 500, tra cui Arrow, Avnet (EBV) e Rexel.
– È conosciuto per il suo stile di leadership orientato all’esecuzione, ispirato al suo motto personale: “Speed of Execution”.
– Attualmente ricopre il ruolo di Senior Vice President of Global Sales & Partners in Barbara, dove guida la strategia di crescita internazionale dell’azienda, sviluppando l’espansione nei mercati, creando alleanze strategiche e posizionando Barbara come leader globale nell’Edge AI per ambienti industriali.
– È Board Advisor specializzato in supply chain dei semiconduttori, Intelligenza Artificiale e Quantum Computing, supportando le aziende tecnologiche nell’integrazione di tecnologie avanzate, nella gestione della complessità delle catene di fornitura globali e nel rafforzamento della resilienza.
– Dal 2025 collabora con IDEA – International Distribution of Electronics Association – e con Assodel in qualità di Analista di mercato.

Redazione Assodel

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