Jabil, multinazionale americana dell’elettronica, ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per i 413 dipendenti del suo stabilimento di Marcianise, in provincia di Caserta, con l’intenzione di cessare le attività in Italia entro marzo 2025.
L’azienda attribuisce questa decisione al rifiuto, da parte di sindacati e lavoratori, di un accordo sostenuto dal Governo tramite Invitalia, che prevedeva la cessione del sito a TME Engineering. Secondo Jabil, tale progetto avrebbe garantito la sostenibilità economica dello stabilimento e la salvaguardia dei posti di lavoro. La bocciatura dell’accordo ha complicato la situazione, rendendo inevitabile l’avvio della procedura di licenziamento collettivo ai sensi della legge 223/91.
E mentre le proteste dei lavoratori e dei sindacati proseguono, l’azienda appare irremovibile.
Come si legge su Il Sole 24 Ore: “la bocciatura dell’accordo ha complicato la situazione, rendendo più difficile trovare una soluzione praticabile per lo stabilimento di Marcianise e i suoi dipendenti”. Ma le attuali difficili condizioni del mercato globale non consentono ulteriori ritardi, rendendo necessario avviare la procedura di licenziamento collettivo.
Jabil aveva iniziato le sue operazioni in Italia a fine degli anni ’90, consolidando la sua presenza attraverso l’acquisizione degli stabilimenti produttivi di Marconi, Nokia ed Ericsson. Lo stabilimento di Marcianise, situato in una zona industriale considerata strategica nel sud Italia, disponeva di 12.000 metri quadrati di spazio produttivo.
