Il ruolo dell’elettronica nella smart industry

Che ruolo svolge l’elettronica nell’ambito della meccatronica e della automazione industriale? Come entra in gioco per competere, per dare riscontri tangibili a bisogni effettivi del mondo produttivo? Può valere, come risposta, l’esempio di un ascensore: grazie a opportuni sensori che l’hanno connesso con hardware e software, è stato possibile fare una determinata analisi predittiva e dimezzare i viaggi dei tecnici per la manutenzione, inutili nella buona metà dei casi.

È solo una delle esperienze concrete portate dai protagonisti della tavola rotonda intitolata “L’elettronica sta cambiando l’automazione industriale. Come?”, organizzata da Assodel nella propria sede milanese a fine ottobre 2018.

Smart industry tra IoT, tecnologia e visione di sistema

L’esempio del settore ascensoristico portato da Francesco Cattaneo, Senior Account Executive di Relayr, fa comprendere più cose: l’Internet of Things non è più solo un termine astratto, ma è un concetto reale, capace di offrire risposte ai bisogni effettivi delle aziende; l’elettronica fornisce la “spina dorsale” per favorire l’ammodernamento del tessuto aziendale e permettere di passare a modelli di business efficaci. La tecnologia esiste, è matura e serve solo adottarla in modo quanto più mirato alle richieste di un’azienda.

Il racconto dell’esperienza fatta sul campo da una specialista di Industrial IoT, qual è Relayr, comprende anche un altro aspetto: il lavoro in team di specialisti di varia estrazione, hardware e software, per integrare competenze e tecnologie e fornire un servizio completo.

Oggi occorre ragionare in modo ecosistemico altrimenti non c’è futuro”, commenta Cattaneo.

tavola rotonda Assodel
I protagonisti della tavola rotonda Assodel sul ruolo dell’elettronica nell’automazione industriale

 

A conferma ci sono le stime di IDC secondo cui in tre anni più della metà dell’economia globale sarà digitalizzata. La trasformazione digitale si amplierà, coinvolgendo molteplici ambiti e figure aziendali, più fronti d’innovazione tecnologica, più partner e attori esterni. Questa accelerazione drastica porta a una sola reazione ideale: adattarsi per sopravvivere e competere in un mondo in rapida evoluzione.

Tra elettronica e digitale, le esperienze delle aziende

In questo percorso un punto cardinale è l’Industry 4.0, una delle cui caratteristiche peculiari è la comunicazione, osserva Luca Longaretti, Marketing Manager di Rutronik. “Siamo giunti alla rivoluzione industriale 4.0 quando in Germania si è cercato di far “dialogare” infrastrutture, scuole, energia per migliorare l’efficienza dell’industria. L’aspetto comunicativo sicuramente coinvolge l’IoT entrata in modo importante nell’industria, con la sua peculiarità insita nell’interconnessione, consentendo di avere dati sui quali possiamo fare statistiche, analisi e offrire servizi che prima era difficile proporre.

Oggi la struttura di un’azienda produttiva è formata da una rete di comunicazione propria, che svolge azione di controllo della produzione. Ciò che si immagina oggi è che l’industry 4.0 porti ad avere una o più reti che comunicano tra loro per offrire nuovi servizi. L’idea di gestire i dati in tempo reale per una maggiore efficienza di produzione, ma anche a livello di sicurezza. Stiamo notando clienti cominciare a offrire servizi di analisi di questi dati, vendendo prodotti che permettono di raccoglierli e di fare manutenzione predittiva”.

Comunicazione e competizione in un mondo in rapida evoluzione sono concetti perfettamente chiari e ben esemplificati da una realtà quale Bonfiglioli, specializzata in riduttori, motoriduttori, inverter e motori elettrici attiva da più di sessant’anni. “Ci siamo posti una domanda: come possiamo servire i nostri clienti? L’IoT rientra nella risposta: abbiamo bisogno di elettronica, perché c’è necessità di svolgere manutenzione predittiva per intervenire su un malfunzionamento in tempo reale, evitando fermi macchina e perdite economiche ingenti”, spiega Gaetano Ciaravella, Project Director for Driver and IoT. L’elettronica è fondamentale, quindi, perché attraverso un sensore “sente”, permette di raccogliere dati che poi vengono tramutati in informazioni. “Monitorare in continuo i nostri riduttori – e non solo – ci dà la possibilità di anticipare possibili guasti. Abbiamo una struttura dedicata a questo, nuove figure professionali come softwaristi, firmwaristi, edge computing specialist…”

La formazione è un pilastro che per l’azienda si chiama “Digital Re-Training”, un programma di riqualificazione della manodopera per promuovere nuove competenze digitali nell’ottica dell’Industria 4.0. “Questo significa che l’azienda sta integrando la parte dell’elettronica in una realtà storica meccanica, portando avanti la meccatronica, ma facendo in modo che ci sia la capacità di interagire tra uomini e robot” afferma ancora il manager aziendale.

Così come sta guardando all’intelligenza artificiale e ai suoi benefici, “l’IoT sta cambiando le filosofia di approccio al mercato, Bonfiglioli sta cercando di capirlo e di sperimentarlo, digitalizzando il suo know how, comprendendo attraverso il business development cosa il cliente abbia davvero bisogno. Stiamo procedendo a rendere smart i nostri prodotti, ma anche cercare di essere più attivi nella pianificazione”. Da qui l’apertura di un centro di R&D a Rovereto operano 90 addetti in un’area di 200 mq dove si impiega l’IoT per testare i riduttori.

La digitalizzazione è ubiqua

Dalla grande realtà che dalla meccanica è passata al digitale, c’è anche il caso di una piccola azienda che nel digitale ci è giunta come percorso di evoluzione naturale: è il caso della ISE Industrial Service Engineering, raccontato da Domenico Pascazio, Sales & Customer service Manager, attiva nel campo dell’ingegneria di manutenzione, svolgendo consulenza e servizi dedicati alla predictive maintenance. “Già prima dell’avvento dell’IoT avevamo sviluppato un sistema di monitoraggio online macchine in continuo. L’Industry 4.0 e tutto il contesto ha impresso una decisa accelerazione, soprattutto culturale. Tuttavia, ancora oggi c’è scetticismo verso queste innovazioni tecnologiche”.

Anche in questo caso l’elettronica ha un ruolo notevole: “ci ha permesso di passare a sistemi di acquisizione multi-dati, multi-segnali e in real time, fondamentali per la nostra realtà che ha a che fare con dati legati a segnali nell’ordine dei millisecondi”. Significa poter acquisire big data, con una potenzialità che è passata in pochissimi anni da 40mila campioni al secondo a 200mila campioni al secondo oggi. “Una mole ben più grande che occorre rendere utile e “intelligente”. La parte hardware ci aiuta molto nella raccolta, ma è l’architettura software a essere fondamentale perché questi dati ci devono fornire le basi per dei risultati”.

Si tratta di un altro esempio che dimostra come la ricerca e sviluppo sia una componente ormai essenziale nel quadro aziendale.

Il valore dei dati, tra IoT e AI

Chi invece ha fatto dell’IoT e dell’Intelligenza artificiale la ragione stessa della propria attività è Relayr, startup tedesca acquisita di recente – per 300 milioni di euro – dal colosso assicurativo Munich Re e specializzata nella estrazione e analisi dati dai macchinari e da altri componenti hardware per stilare previsioni precise in termini di manutenzione, rendendo i processi di produzione più efficienti. “La tecnologia è già presente, ma è essenziale come la utilizziamo per cambiare il modello di business”, racconta Guneet Singh Bedi, Chief Compliance Officer dell’azienda.

Il futuro dell’elettronica passa dall’applicazione all’IoT

Questo grado di maturazione tecnologica ormai assodato come permette di guardare al futuro dell’elettronica applicata all’IoT e in particolare per l’automazione industriale? Secondo Luciano Pini, South Europe Sales Director di STMicroelectronics, “ci mette in una condizione tale da velocizzare il passaggio all’IoT, perché ci permette di approcciare dei clienti nuovi anche in settori non convenzionali. In quest’ambito legato all’Internet delle Cose ci sono due pilastri: la smartizzazione dei prodotti e dei processi. L’esempio di Bonfiglioli è ottimo perché li riunisce entrambi”.

Si va verso l’integrazione di diverse tecnologie, ma anche a un approfondimento delle potenzialità dell’Intelligenza Artificiale, per comprendere per esempio non solo quando intervenire su un’anomalia verificatasi su una macchina, “ma anche per valutare le macro differenze che possono portare a un guasto”, sottolinea Pini, ribadendo l’importanza di “mettere insieme un ecosistema di competenze per svolgere le cose insieme in tempi rapidi. Noi contiamo su un team di system integrator in grado di offrire soluzioni complete e che permettono di analizzare e definire quali siano i servizi e le soluzioni”.

In tutto questo scenario diviene essenziale il distributore elettronico. Ne è convinto Cattaneo, sottolineando il suo ruolo centrale: “è l’unico in grado di tenere unito il tessuto” tra soluzioni tecnologiche e attori capaci di rispondere ai bisogni aziendali. Secondo Longaretti “il distributore dovrà svolgere il ruolo di facilitare questo processo di innovazione e integrazione tecnologica”. Certo è che serve un cambio di passo, afferma Pini, “volgendo da una visione mirata al prodotto a una di sistema, alla lettura dei bisogni del cliente, a fornire una soluzione corale”. Concorda, su quest’ultimo aseptto, il CCO Relayr, rilevando che “è fondamentale operare come un’orchestra, in cui diversi musicisti con i loro strumenti, uniscono le loro competenze per eseguire una sinfonia”.

Confrontarsi, lavorare insieme, unire competenze e soluzioni per fornire servizi completi sono aspetti propugnati da Assodel e che ritorneranno tutti, debitamente amplificati e approfonditi allo Strategic Innovation Summit (Modena, 19 giugno) attraverso la voce delle varie anime della tecnologia, dell’elettronica e dell’innovazione.

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