La mobilità elettrica? Elemento attivo di rinascita industriale

Intervista a Dino Marcozzi, Motus-E

Cosa comporta una corretta valorizzazione dello sviluppo della mobilità elettrica per l’industria e l’economia italiane?
Come possiamo evitare di perdere una serie di opportunità che potrebbero non ripresentarsi?
In che senso l’auto elettrica può rappresentare la nostra prossima politica industriale?

Sono solo alcuni dei temi di cui parleremo insieme a Dino Marcozzi, Segretario Generale di Motus-E, il prossimo 19 giugno a Modena durante lo Strategic Innovation Summit presso il Fortronic Electronics Forum.

Ve ne offriamo un assaggio attraverso questa breve intervista.

Perché la mobilità elettrica in Italia stenta a decollare, rispetto a quanto avviene in altri Paesi?

Il nostro è un Paese piuttosto conservatore, soprattutto nelle scelte che vanno oltre l’immediato (si pensi ad esempio alle difficoltà nella prevenzione antisismica degli edifici o al loro efficientamento energetico, tutte cose peraltro molto incentivate dallo Stato). Inoltre c’è scarsa conoscenza dell’evoluzione tecnologica dei mezzi, dei loro costi a vita intera e dello sviluppo della rete infrastrutturale.

Oggi tre quarti dell’opinione pubblica pensa che le batterie di un’auto elettrica durino 2 anni, che la loro autonomia sia bassissima e che occorrano ore a ricaricarla.

Il compito di una associazione come Motus-E è anche quello di contribuire alla formazione e all’informazione su questi temi.

In un interessante intervento su un giornale online ha di recente fatto presente che “l’auto elettrica non è un giocattolo, ma la nostra prossima politica industriale”. Vuole spiegarci in che senso?

È un po’ come per le energie rinnovabili, che una volta erano chiamate “energie alternative”.

Oggi la produzione elettrica italiana è prodotta quasi per il 40% da fonti rinnovabili, crescerà ancora tanto e lo stesso sarà per lo sviluppo della mobilità elettrica.
Ma attenzione a non compiere due gravi errori compiuti con le rinnovabili: drogare il mercato con un eccesso di incentivi e lasciare all’estero le tecnologie e la maggior parte dei benefici.

In altri termini, gli incentivi devono servire solo al “boost” iniziale e devono scendere fino a zero con lo sviluppo del mercato; in secondo luogo bisogna sfruttare le competenze che esistono del nostro Paese per una forte politica di sviluppo che aiuti a superare le conseguenze potenzialmente negative della transizione tecnologica.

Occorre vedere la mobilità elettrica come elemento positivo ed attivo di rinascita industriale e non come accettazione passiva del cambiamento da parte di altri.

Germania e Francia hanno avviato una partnership per portare la produzione di batterie, ora quasi prettamente in mani asiatiche, anche in Europa. Per farlo stanno coinvolgendo Svezia, Spagna e Polonia. Italia non pervenuta. Perché, secondo Lei?

È vero che il progetto denominato “l’Airbus delle batterie” è per ora questione che si gioca tra le due sponde del Reno, tra l’altro con ipotesi di coinvolgimento di grandi gruppi quali PSA e Total (il ministro dell’economia tedesco Alteimer ha parlato di 35 entità industriali).

In realtà noi abbiamo finalmente dato segni di vita attraverso azioni di esponenti del governo che hanno manifestato interesse, al pari di altri Paesi. La partita vale fino a 6 miliardi di euro, con sovvenzioni pubbliche UE fino a 1,2 miliardi.

Ancora una volta il tempo di reazione è cruciale per evitare di raccogliere solo briciole di sviluppo e scarse ricadute occupazionali.

Ci può far comprendere meglio la catena del valore della mobilità elettrica senza considerare la fornitura elettrica?

Certamente. Intanto si cominci a ragionare in termini di servizi di mobilità, piuttosto che di possesso di mezzi. Facciamo un esempio: oggi tante famiglie italiane hanno un’auto da città utilizzata per brevi spostamenti per il lavoro e un’altra auto più grande (a volte un SUV) ferma da qualche parte e pronta ad essere usata magari solo per vacanze o per una gita fuori porta.

Ha senso tutto questo? L’auto in Italia ha una delle più grandi penetrazioni al mondo in termini di mezzi per abitante (2 auto ogni 3 abitanti, considerando anche i neonati) e, naturalmente, un utilizzo medio solamente del 5% del proprio tempo con fermo di capitali e occupazione di spazi assolutamente inaccettabili.

Il sevizio di mobilità dovrebbe essere invece un mix di mezzi pubblici e privati, di flotte in noleggio, sharing o pooling, tali da garantire la mobilità solo quando e dove serve.

Venendo alla Sua domanda, la catena del valore della mobilità elettrica è rappresentata non solo dal mezzo e dai suoi costi di esercizio, ma anche dai servizi connessi alla mobilità quali quelli di ricarica, gestione di flotte, assicurazioni, connessioni intelligenti.

In definitiva si tratta un vero e proprio ecosistema, che ha al centro il consumatore e le sue esigenze e che rappresenta tante potenzialità di sviluppo.

Cosa rischiamo di perdere accumulando troppi ritardi in questo settore? E come possiamo evitare che questo accada?

Rischiamo naturalmente di perdere l’ennesima opportunità di crescita, lasciando ad altri Paesi, magari meno creativi ma più organizzati, il grato (per loro) compito di invadere i nostri mercati.

Per evitare ciò va analizzato bene cosa possediamo in termini di forza industriale e nei servizi e quali sono le potenzialità.

Motus-E sta raccogliendo queste informazioni cercando di identificare le eccellenze e parallelamente contribuire a formare un quadro coerente di azioni di supporto allo sviluppo delle stesse.

Stiamo analizzando un database enorme: come è noto l’Italia è fatta essenzialmente da piccolissime, piccole e medie imprese che sono la nostra debolezza in termini di massa critica ma la nostra forza in termini di creatività e flessibilità.

Tra breve presenteremo lo studio che sarà focalizzato sulle aziende che già operano nella mobilità elettrica e su quelle potenziali.

Noi siamo ottimisti perché un Paese che ha eccellenze dell’industria elettromeccanica ed elettronica e che da sola produce il 40% della componentistica delle auto tedesche, non può che candidarsi a giocare un ruolo di protagonista nel prossimo futuro.

Vuoi apporfondire l’argomento e incontrare di persona Dino Marcozzi? Iscriviti allo Strategic Innovation Summit. La partecipazione è gratuita, previa registrazione online

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