IoT, previsioni per il 2018: sarà l’anno dei big data

In tema di previsioni e oroscopi per il 2018, una cosa è certa: sarà l’anno dei big data. Un’esagerazione? No, se pensiamo che BCC Research ha stimato che il valore di mercato della smart city raggiungerà i 775 miliardi di dollari nel 2021, con un tasso di crescita annuo del 18%. Buona parte di questa cifra monstre passerà dalla capacità o meno di rendere davvero “intelligente” il tessuto urbano, in modo che sia rapidamente adattabile agli scenari in continua evoluzione e risponda prontamente alle esigenze dei cittadini. In questo senso l’Internet of Things gioca un ruolo cruciale nel permettere di “leggere” ciò che avviene così da affrontarlo in modo rapido, efficiente ed efficace, oltre a prevedere determinati aspetti e intervenire adeguatamente. Big Data e data analysis cos’altro sono se non la possibilità di gestire e interpretare correttamente una mole sempre più imponente di dati e informazioni?

 

IoT e smart city, temi di discussione

I tempi sono maturi, le tecnologie anche, le aziende sono sufficientemente pronte, ma le smart city sapranno cogliere l’opportunità? Di questo e di altri aspetti se ne è parlato durante il convegno “Le nuove reti per IoT e la trasformazione digitale della manifattura: alcune applicazioni concrete per Industria 4.0”, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma nella capitale.

In particolare ne ha trattato Fabio Gatti, ingegnere delle telecomunicazioni e Consulente IoT per Assodel. L’esperto di tlc ha parlato nell’occasione del ruolo dei protocolli di comunicazione nei sistemi IoT, citando l’esempio della smart city: “il convegno di Roma è stato il momento conclusivo di un lavoro avviato con l’Ordine degli Ingegneri lo scorso febbraio – spiega – Quest’anno c’è stata una maturazione decisiva delle tecnologie e quindi era importante fissare un momento di riflessione sull’argomento”.

All’evento romano sono intervenuti nomi importanti di vari settori: tra questi, Vodafone per trattare delle tecnologie abilitanti per l’IoT nelle reti cellulari, e l’Università di Tor Vergata sul tema della cybersecurity per l’Industria 4.0.

Va detto, come ha spiegato bene Gatti, che l’interesse per l’Internet delle Cose da parte delle aziende rappresenta uno dei maggiori driver d’investimento. Qual è il fattore che muove il loro interesse? “Innanzitutto, la possibilità implicita dell’IoT di portare linfa nuova, permettendo di riorganizzare processi aziendali in modo più efficiente e di creare nuove forme di business e aprire nuovi mercati – risponde – Una volta che le tecnologie sono mature, come accade oggi, ciò abilita nuovi progetti, che vanno supportati con idee e da business”.

 

Il ruolo dei protocolli di comunicazione

A cosa è dovuta l’importanza dei protocolli di comunicazione nello sviluppo dell’IoT?

“Il protocollo è un linguaggio universale che permette l’interoperabilità, la condivisione delle informazioni – spiega l’esperto IoT Assodel – Quindi, è lui il vero “cuore” dell’Internet of Things, insieme ai dati, sfruttabili da fruitori diversi e con benefici differenti a seconda del fine”. L’attenzione deve essere spostata dalla connettività all’utilizzo dei dati in una logica di partnership. E’ questo un punto fondamentale e finora poco sentito. Ma sarà il caso di cambiare strategie perché dopo il 2017, caratterizzato dall’aspetto tecnologico e dalla stabilizzazione dei protocolli d’accesso e delle architetture, il 2018 dovrà necessariamente essere focalizzato sull’utilizzo dei dati e sulla loro condivisione, sia pure in modo regolamentato e tutelato.

“Prima di acquisire tecnologie specifiche occorre domandarsi di cosa effettivamente si ha bisogno, stilare una lista di requisiti e poi cercare quali siano le soluzioni adatte. Perché non ce n’è una che vada bene per tutto, ma tante soluzioni disponibili, la migliore delle quali dipende dal caso peculiare”, evidenzia Gatti che presenta una serie di domande che il progettista deve porre al cliente e successivamente rivolgerle al fornitore di soluzioni.

 

Cosa accadrà nel 2018, tra percorsi…

L’esperto IoT Assodel, sempre parlando a proposito dei protocolli, ha delineato il percorso fatto dalle reti cellulari, dalle reti Low Power Wide Area (Lpwa) e dal comparto elettronico.

“Le reti cellulari nel 2016 hanno consolidato il proprio standard, con l’uscita dello standard release 13 e l’avvio della messa in produzione; quest’estate si è passati alla release 14, che ha migliorato alcune caratteristiche, come la localizzazione – spiega Gatti – in parallelo le reti Lpwa hanno costituito nel 2015 i primi raggruppamenti industriali nati per condividere una soluzione, per esempio LoRa alliance; successivamente hanno preso il sopravvento sulle reti cellulari, rimaste attardate a motivo della maggiore complessità del protocollo e la conseguente necessità di un più approfondita messa a punto. Da qui le Lpwa alliance hanno tentato di fare il vuoto sul mercato, cercando di acquisire tutti gli attori che volevano dare connettività ai loro device. In parallelo, anche nel comparto elettronico c’è stata un’evoluzione dei micro chip: si è passati nel 2015 dai radio modem ai development kit del 2016 in cui, al contrario dei primi, è già presente tutto quanto necessario per la radiotrasmissione dei dati: lo sviluppatore può concentrarsi così unicamente sull’utilizzo che deve farne, e questo è un segnale di maturità tecnologica, offrendo sul mercato un vero e proprio standard. Inoltre, nel 2017 sono uscite le prime radio multi protocollo, con una connettività al massimo grado”.

 

…e scenari

In merito agli sviluppi futuri riguardanti i protocolli di comunicazione IoT lo stesso ingegnere ed esperto di telecomunicazioni ha spiegato quale potrebbe essere il possibile futuro. E lo ha fatto tracciando tre possibili scenari, caratterizzati da: convergenza, integrazione, netto predominio di una tecnologia (catch all).

“Nel primo nascono soluzioni in grado di gestire tutti i protocolli industriali; nel secondo, più probabile, vi è una specializzazione di protocolli radio per ogni settore, seppur potenzialmente sovrapponibili; il terzo potrebbe avversarsi nel caso in cui un protocollo riuscisse a predominare su tutti gli altri in ogni ambito”. Sono scenari non dettati solo dalla tecnologia, ma anche da condizioni commerciali e scelte politiche. “Potrebbe riproproporsi quanto accaduto anni fa tra VHS e Betamax, ovvero il predominio del primo standard: esso fu favorito principalmente da logiche commerciali benché fosse tecnicamente inferiore al secondo”.

 

 

La smart city, esempio di integrazione

Nel quadro delineato da Gatti si tratta di smart city quale tipico esempio di coesistenza di tecnologie eterogenee. Sarà quindi la città intelligente a rendere possibile l’integrazione: “nelle realtà urbane si riscontra la presenza, di soluzioni sensoristiche differenti, ma anche di esigenze differenti. Tutta questa diversità s’integra solo con l’adozione di protocolli standard. Nella smart city non avverrà il netto predominio di una tecnologia: in alcuni casi si potrà usare, per esempio, la rete narrowband-IoT cellulare, in altri casi si potrà impiegare LoRa, ma in ogni caso tutte queste applicazioni devono comunicare tra loro”.

La domanda, a questo punto, si ripropone: saranno pronte le smart city a questo passaggio epocale? Di certo, spiega Gatti, è pronta la struttura per renderlo possibile. “La realizzazione non implica solo un fattore tecnico, bensì anche e soprattutto culturale”.

 

Articolo a cura di Andrea Ballocchi

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