Guerra commerciale: nuove fabbriche negli USA per evitare i dazi

Uno dei maggiori produttori mondiali di computer industriali, la società taiwanese Advantech, prevede di aumentare la produzione negli Stati Uniti per far fronte alla guerra commerciali in corso. Il direttore esecutivo Chaney Ho ha dichiarato alla BBC che l’azienda eviterebbe limposizione di tariffe doganali – imposte sul 40% delle sue merci – se assemblasse più prodotti negli Stati Uniti.

L’azienda è una delle tante che sta ripensando la struttura delle proprie catene di fornitura in risposta alla guerra commerciale in corso tra USA e Cina. Le due parti saranno impegnate questa settimana in colloqui considerati cruciali per risolvere la controversia.

Le due maggiori economie mondiali stanno cercando di risolvere le loro differenti vedute sulla politica commerciale, che hanno visto entrambe le parti imporre dazi su miliardi di dollari di dollari di valore delle merci prodotti dalla controparte.

Una delegazione cinese ai massimi livelli si è recata a Washington per due giorni di negoziati. I due Paesi hanno fissato delle scadenze per concludere un accordo, in mancanza del quale gli Stati Uniti hanno dichiarato che aumenteranno le tariffe doganali sulle merci cinesi per un controvalore di 200 miliardi di dollari (£152 miliardi) dal 10% al 25%.

Obiettivo “Made in America”

Advantech è un’azienda asiatica che si viene a trovare suo malgrado nel fuoco incrociato tra le due superpotenze.
L’azienda è il più grande produttore di PC industriali, secondo i dati di IHS Markit, e realizza computer che vengono utilizzati per far funzionare apparecchiature utilizzate tra l´altro in ospedali, infrastrutture, sistemi di trasporto e altri settori applicativi critici.

Lazienda ripartisce equamente la produzione tra i suoi principali poli produttivi situati  nella Cina continentale e a Taiwan. Molti prodotti vengono spediti a stabilimenti negli Stati Uniti e in Europa per l’assemblaggio finale.

Il co-fondatore e direttore esecutivo Chaney Ho ha dichiarato che il 40% delle merci vendute in America sono state colpite dalle tariffe imposte dagli Stati Uniti nel 2018.
Per mitigare gli effetti di questa situazione, l’azienda prevede di aumentare la sua capacità produttiva negli Stati Uniti. Afferma che una parte della produzione attualmente assemblata in Cina verrà trasferirà negli Stati Uniti. Se le tariffe verranno rimosse, ritornerà alla situazione precedente.

Advantech ha uno stabilimento di assemblaggio in California e prevede di aprire un altro stabilimento nell’Illinois nei prossimi anni.
Ho ha detto affermato che, mentre il costo della manodopera sarebbe inferiore Cina, le tariffe imposte dagli Stati Uniti sulle importazioni cinesi giustificano un maggior ricorso a un´attività di assemblaggio svolta localmente. Ritiene che la guerra commerciale potrebbe continuare per anni.
“Stiamo cercando di evitare la tariffa del 10% o del 25% e cerchiamo anche di essere vicini al mercato e ai nostri clienti”.

Advantech non è sola…

L’azienda taiwanese è una delle tante aziende che possono adattare le loro fonti di approvvigionamento e la attività svolte nei diversi poli produttivi per mitigare gli effetti della controversia in corso tra Stati Uniti e Cina.
Un recente sondaggio effettuato su 200 imprese manifatturiere da parte della banca d’investimento UBS ha rilevato che il 33% prevede di trasferire la produzione fuori dalla Cina entro il prossimo anno, in parte a causa della guerra commerciale.

La banca ha rilevato che il 37% delle imprese intervistate aveva già spostato la produzione fuori dalla Cina nell’ultimo anno.
Anche due fornitori di Apple prevedono di aumentare la capacità produttiva al di fuori della Cina.
Foxconn investirà più di 200 milioni di dollari in India e Vietnam, mentre Pegatron prevede di aumentare la sua capacità produttiva in Indonesia, Vietnam e India.

Deborah Elms, direttore esecutivo dell’Asian Trade Centre di Singapore, ha affermato che la tendenza accelererebbe se gli Stati Uniti aumentasse nuovamente le tariffe.
“A quel punto le aziende statunitense o le società di approvvigionamento diranno che la situazione è grave e non sembrerà destinata a migliorare a breve, e il 25% di dazi sono un sacco di soldi”.

Afferma che se gli Stati Uniti e la Cina arriveranno al 1° marzo senza aver raggiunto un accordo “scoprirete che molte aziende cambieranno le loro decisioni”.
“Allora vedrete sicuramente le catene di fornitura cambiare molto più velocemente di quanto chiunque si potesse immaginare”.

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