Entro il 2030, il panorama globale delle foundry di semiconduttori sarà profondamente trasformato. Secondo le proiezioni più recenti di Yole Group, l’utilizzo medio degli impianti si stabilizzerà attorno al 70% nei prossimi cinque anni. Un dato che, in altri tempi, sarebbe stato interpretato come sintomo di crisi, ma che oggi definisce una NUOVA normalità in un contesto di eccesso strutturale di capacità.
Offerta crescente, domanda incerta
Il settore sta attraversando una fase in cui l’offerta cresce più velocemente della domanda effettiva. A livello globale, numerose nuove linee produttive sono state annunciate o sono già in costruzione, spinte da incentivi pubblici, sovvenzioni e piani di rilocalizzazione strategica. Tuttavia, la domanda non tiene il passo, generando una pressione crescente sulla redditività delle aziende. In questo contesto, i margini si riducono e l’efficienza operativa diventa un fattore critico.
Il rapporto The Status of the Semiconductor Foundry Industry analizza la capacità produttiva globale del settore delle foundry, la sua distribuzione e le dipendenze regionali. Esamina l’evoluzione di questo panorama dinamico e come è destinato a cambiare nei prossimi anni.
La Cina continentale sta rapidamente emergendo come un attore centrale. Nel 2024 deteneva il 21% della capacità produttiva mondiale, a fronte di una domanda interna pari solo al 5% del fabbisogno globale di wafer. Gran parte di questa capacità in eccesso è di proprietà straniera o messa a disposizione come servizio di foundry aperto, sebbene i tassi di utilizzo restino inferiori alla media mondiale. Entro il 2030, si prevede che la Cina guiderà il settore a livello globale, raggiungendo il 30% della capacità installata, superando Taiwan, Corea del Sud e Giappone.
Europa e Giappone mantengono un equilibrio relativamente stabile tra offerta e domanda, anche se la maggior parte delle loro capacità produttive è destinata al mercato interno. Il Sud-Est asiatico possiede il 6% della capacità mondiale, ma opera quasi esclusivamente attraverso foundry di proprietà straniera, non avendo grandi attori locali nel settore.
Nonostante i timori legati a un eccesso di investimenti, Yole Group prevede che il tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 4,3% della capacità foundry non porterà a una grave sovracapacità. Il tasso di utilizzo globale è destinato a mantenersi intorno al 70% fino al 2030. Questo livello relativamente basso diventerà la nuova normalità. In assenza di una crescita proporzionale nella produzione di wafer e nella domanda di mercato finale, i ritorni sugli ingenti investimenti in infrastrutture rischiano però di essere inferiori alle attese.

Geopolitica e decoupling
Le tensioni geopolitiche, in particolare tra Stati Uniti e Cina, stanno ridisegnando le rotte delle catene di fornitura dei semiconduttori. La crescente esigenza di sovranità tecnologica sta spingendo molti Paesi a investire nella produzione nazionale, nel tentativo di ridurre la dipendenza da attori esteri.
L’analisi di Yole Group del 2025 evidenzia infatti come la catena di fornitura globale dei semiconduttori resti fortemente frammentata e sempre più vulnerabile alle tensioni geopolitiche. Dall’inizio della guerra commerciale avviata dagli Stati Uniti con un focus specifico sui semiconduttori, la Cina continentale ha intensificato gli sforzi per costruire un ecosistema nazionale autosufficiente. In risposta, numerosi governi nel mondo hanno varato importanti programmi di sussidi per rilocalizzare e rafforzare le proprie infrastrutture nel settore.
Uno dei contrasti più significativi riguarda proprio il mercato statunitense. Taiwan, ad esempio, controlla il 23% della capacità produttiva globale delle foundry, ma rappresenta solo il 4% della domanda mondiale di wafer. Le fonderie taiwanesi – tra cui TSMC, UMC e VIS – forniscono principalmente l’ecosistema statunitense fabless.
Al contrario, la Corea del Sud, con attori come Samsung Electronics, soddisfa in larga parte la propria domanda interna, mantenendo un equilibrio tra capacità produttiva e consumo di wafer, entrambi pari al 19% del totale globale.
Concentrazione e squilibri
A livello geografico, si osservano forti squilibri tra capacità produttiva e domanda interna. Alcuni Paesi, come Taiwan, concentrano una quota significativa della produzione globale, pur avendo una domanda locale contenuta. Al contrario, mercati con una domanda fortissima – come gli Stati Uniti – sono ancora fortemente dipendenti da fornitori esterni. Questi squilibri sono al centro delle politiche industriali odierne, che puntano a riequilibrare capacità e consumo attraverso investimenti mirati.
Investimenti e strategie nazionali
Stiamo assistendo a un’ondata globale di investimenti in nuovi impianti e capacità produttiva. Governi e aziende stanno collaborando per costruire nuove fabbriche, rafforzare l’autonomia tecnologica e garantire una maggiore sicurezza delle forniture. Ma l’aumento delle capacità rischia di creare una concorrenza ancora più agguerrita e di accentuare l’eccesso strutturale di offerta, con implicazioni a lungo termine per la sostenibilità finanziaria dell’intero settore.
Scenari futuri
Il futuro del settore sarà segnato da una polarizzazione crescente.
Da un lato, grandi player internazionali continueranno a investire nelle tecnologie più avanzate (nodi a 3–5 nm), mentre altri si concentreranno su nodi maturi e settori verticali come automotive, sensoristica, IoT e potenza. L’efficienza produttiva, la gestione dei costi e la localizzazione delle supply chain diventeranno elementi determinanti per la competitività.
Nel frattempo, la crescente attenzione alla sostenibilità ambientale costringerà il settore ad affrontare le sfide energetiche e ambientali legate a una capacità produttiva in continua espansione. La transizione verso impianti più green e il contenimento dell’impatto ambientale saranno temi sempre più centrali.

