Stati Uniti vs Cina: dazi sui componenti elettronici

Gli Stati Uniti hanno proposto una tariffa aggiuntiva del 25% sui prodotti fabbricati in Cina e importati negli Stati Uniti. Le importazioni riguardano soprattutto prodotti cinesi in acciaio e alluminio, ma ulteriori analisi rivelano che le tariffe riguarderanno anche i componenti elettronici.Si parla quindi di dazi sui componenti elettronici.

L’attuale elenco pubblicato il 3 aprile contiene oltre 1.400 prodotti che includono condensatori di tantalio, alluminio, ceramica, carta o plastica, molti resistori a carbone, composizione o film, fusibili, relè, LED, transistor, tiristori al litio, zinco aria e ossido d’argento cellula primaria batterie. Oltre che sui componenti, le tariffe riguardano altri prodotti consumer, molti prodotti automotive e attrezzature industriali. I membri di IDEA (International Distribution of Electronics Association) di cui Assodel fa parte sono in procinto di formulare una position paper da presentare al rappresentante commerciale degli Stati Uniti chiedendo che i componenti elettronici vengano rimossi dall’Allegato durante il processo di consultazione che inizia con la presentazione di commenti scritti il prossimo 11 maggio 2018.

Adam Fletcher

Dazi cinesi sui componenti elettronici: l’impatto sulla supply chain

Secondo Adam Fletcher, CEO dell’assocazione inglese ecsn e di IDEA, l’applicazione dei dazi sui prodotti elettronici aumenterebbe i costi diretti per i clienti negli Stati Uniti, ma anche i costi di transazione per produttori e distributori autorizzati coinvolti nell’importazione di merci dalla Cina negli Stati Uniti.

“È un onere amministrativo aggiuntivo per tutta la supply chain di componenti elettronici in cui i tempi di consegna dei componenti passivi sono già notevolmente estesi – ha affermato Fletcher. – La nostra industria deve reagire rapidamente per richiedere che tutti i componenti elettronici siano rimossi dal programma proposto durante il processo di consultazione”. Tuttavia, i risultati dell’indagine sui regolamenti e le norme relativi al trasferimento tecnologico e alla proprietà intellettuale e all’innovazione, hanno portato alla conclusione che un “commercio illegale o discriminatorio e restrittivo” impatti negativamente i produttori di componenti elettronici.

“Dobbiamo prepararci al peggio e sperare per il meglio”, ha concluso Fletcher.

 

Un commento a caldo

di Alessandro Abbiati Assodel

Se è la Cina a difendere il libero mercato…
Fermare la pervasività della tecnologia cinese con i dazi. E allora perché non provare a fermare il tempo rompendo le lancette del proprio orologio? I dazi nascono insieme con l’economia di mercato, così come l’adulterio con il matrimonio. In entrambi i casi ci troviamo però di fronte a scelte che danno soddisfazioni nel breve periodo ma grossi problemi nel medio-lungo termine. Uscendo dalla metafora, spingere verso la crisi della componentistica elettronica per proteggere il mercato interno statunitense è non solo fuori dalla storia, ma è inutile. I clienti semplicemente comincerebbero a rifornirsi da altri canali internazionali. Bene quindi ha fatto IDEA ad alzare la sua voce per fare capire agli ambrati parrucchini al vento statunitensi che la componentistica è un settore che va aiutato perché strategico per la crescita mondiale. A noi non resta che fare appello alla memoria degli americani, che hanno costruito la loro supremazia economica proprio facilitando il libero scambio di merci e capitali.

 

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